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Sassari - L’Ubu Rey parla in sardo-franco-spagnolo

Pubblicazione: 
Giovedì, 17 Ottobre, 2013 - 08:01

 

SASSARI Oggi alle 21 al teatro Civico secondo appuntamento del cartellone di «Un concetto, un’idea», rassegna di musica, arte, cultura e altri nutrimenti , organizzato dal circolo Laborintus. In scena lo spettacolo «Ubu Rey, Fueddu e Gestu». Si tratta di un’irriverente satira sull'uomo. La storia è quella del mitico Ubu, grottesco arrampicatore sociale e maschera meschina del potere. Madre Ubu non soddisfatta del prestigio e del potere di padre Ubu, lo convince ad assassinare il Re di Polonia, Venceslao. Ordito un complotto con un generale fidato, Ubu uccide il vecchio Venceslao e arbitrariamente si autoproclama Re dei Polacchi. Tiranno ingordo, avido di potere e di denaro, Ubu attua una politica vessatoria, contro il popolo, e di grottesco sterminio degli oppositori. Intanto Bugrelao, figlio del re Venceslao, trama contro Ubu per riprendersi il potere. Iniziano così assurde e violente battaglie, tradimenti e disumane bassezze. Anche l’Ubu Rey di Fueddu e Gestu si rifà al testo di Alfred Jarry declinandolo ai tratti specifici della ricerca scenica della compagnia. Riscritto in linguaggio maccheronico che contamina il Sardo con il Francese, lo Spagnolo, l'Italiano e altre, in sintonia con la parola gestuale di Jarry e il carattere grottesco e ironico del testo originario. Nello spettacolo si mantiene la funzione simbolica della maschera, in un teatro di sperimentazione scenica e linguistica, giocato tra la dimensione colta e quella popolare della commedia dell'arte. Nell'esplorare lo spirito di questo grottesco personaggio, marionetta brutale, cinica ed ingorda di potere e denaro, perfetta sintesi di disumanità e ludico gioco al massacro, Fueddu e Gestu evita ovvie attualizzazioni, relativizzando i tratti storici e culturali e favorendo l'attraversamento di epoche e stili. Per la messa in scena Giampietro Orrù ha lavorato con solo tre attori, Rossano Orrù, Maura Grussu, Nanni Melis, che attuano una battaglia interpretativa muovendo e trasformando pochi oggetti scenici: assemblaggi essenziali di ossa, biciclette e barili di petrolio. Il gioco trasformistico realizzato con materiali poveri, evocativi e simbolici, gestualità e voce, interagiscono con le musiche originali di Ottavio Farci e Veronica Maccioni.

Da La Nuova Sardegna del 17/10/2013