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L'università e la "limba". Non siamo certo all'anno zero

Pubblicazione: 
Giovedì, 5 Dicembre, 2013 - 11:13

 

Occorre una certa dose di coraggio per intervenire nel dibattito sulla lingua sarda. E anche un certo sprezzo del pericolo se chi scrive è un intellettuale e/o un accademico critico nei confronti della standardizzazione del sardo e di un bilinguismo perfetto e unificato ope legis. Il meno che gli può capitare è di sentirsi indicare come un nemico della limba, arroccato in difesa di una posizione di mediatore tra una cultura centralista egemone e la periferia delle lingue minoritarie . Ne sanno qualcosa lo scrittore e antropologo Giulio Angioni e il rettore dell’Università di Sassari Attilio Mastino, che pure si è battuto per inserire la difesa della lingua sarda nel nuovo Statuto. Dopo i loro interventi su questo giornale - e in particolare su quello del rettore Mastino - sono piovute critiche e osservazioni irridenti da parte di movimenti e comitati che si propongono come gli unici difensori della identità linguistica e nazionale dei sardi. Un ambito nel quale l’Ateneo turritano avrebbe fatto poco o niente, collocandosi agli ultimi posti in Europa, lontanissima, manco a dirlo, dalla mitica Università di Barcellona. Il fatto è che, per i massimalisti, l’affermazione che all’Università il sardo non può essere utilizzato per insegnare qualsiasi materia (la fisica, la matematica, la biologia) suona come un pregiudizio ideologico e non come la pura e semplice verità: diversi sistemi linguistici hanno diverse possibilità, egualmente importanti, ma differenti, cosa che non significa negare universalità anche alla più “piccola’ delle lingue minoritarie, bensì prender atto di diverse possibilità e modalità di esprimerla. Come sostiene il grande scrittore triestino Claudio Magris: «Una distinzione fra lingua e dialetto è scientificamente insostenibile; sappiamo benissimo, ad esempio, che il friulano ha una sua compiuta organicità, strutturale e storica. Non so se ciò renda necessario insegnare l’inglese o la fisica in friulano e non credo che per questo i miei avi, i miei nonni e mio padre, friulani, mi considererebbero un rinnegato. Una delle più universali liriche che io abbia mai letto è una poesia di dolore per la morte di un bambino, creata da un ignoto poeta Piaroa, un gruppo di indios dell’Orinoco . (…) Non credo tuttavia che in lingua Piaroa si possano scrivere La critica della ragion pura, le Ricerche sopra la natura , le cause della ricchezza delle nazioni o la Commedia”. Quello che l’Università può fare e sta facendo è molto. Esiste qui a Sassari una tradizione decennale di studi di linguistica sarda, e materie come la storia, l’antropologia, l’archeologia, l’epigrafia hanno contribuito in questi anni ad aprire nuovi orizzonti. Con il Progetto di formazione ‘Il Sardo a scuola’ per gli insegnanti, approvato di recente dall’Assessorato alla cultura, si prepara a svolgere un ruolo insostituibile nel creare le condizioni migliori per lo studio del sardo nella scuola. Non siamo all’anno zero, come si dice e non certo in virtù di decreti e fondi regionali. Per certi aspetti la lingua sarda, le lingue di quest’isola non sono state mai così in salute come chiunque può constatare, data l’evidenza culturale del fenomeno. Si ritrovano nella musica sperimentale, nei lavori teatrali, nei film e nei romanzi che hanno attraversato il Tirreno ( Soriga, Fois ecc. ) . E c’è , eccome, un “parlare sardo” , forse meticcio ma naturale, che risuona nei paesi e nel cuore popolare delle città, come Cagliari e Sassari. Occorre ribadirlo. Il sardo non può essere usato regressivamente in opposizione alla lingua nazionale . Alcuni dei più agguerriti sostenitori del sardo ope legis isolano alcune frasi di Gramsci contenute in una lettera in cui rimprovera alla sorella di non aver insegnato il sardo alla figlia, dimenticando che contemporaneamente auspicava che il «popolo» si riappropriasse della cultura alta e magari del latino, che aiuta a capire la complessità del mondo e a non lasciarsi ingannare. Neppure dal localismo folcloristico più esagitato. Eugenia Tognotti

 

Da La Nuova Sardegna del 05/12/2013

Forse la Sig.ra Tognotti non

Forse la Sig.ra Tognotti non ha mai letto niente di importante in sardo, qualche autore contemporaneo come Falconi, Lobina, Masala, Pintore, Alcioni, forse non ha mai ascoltato le canzoni di gruppi musicali che in sardo fanno rock, rap, r&b, reagge.
Peccato altrimenti del sardo e della sua capacità di eprimere concetti, fatti, emozioni avrebbe un'altra idea. Peccato.
Poveri massimalisti che si devono confrontare con i superficialisti.