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La lingua sarda si difende soprattutto nelle scuole, di FRANCO ENNA

Pubblicazione: 
Martedì, 28 Agosto, 2012 - 10:52

 

Non è del tutto vero, come ha scritto su queste pagine Diego Corraine, che non si possa far passare sul web (entro cui si gioca presente e futuro della conoscenza linguistica globale) tutte le varianti della nostra "limba", riferibili in particolare alle aree geografiche sardofone: dal Logudoro alla Barbagia al Campidano. Ha ragione, però, quando sostiene che un primo grande sforzo per unificarle sia stato già compiuto alcuni anni fa da una speciale commissione di esperti, che realizzarono la cosiddetta "Limba Sarda Comuna" (Lsc), che i politici di allora, non sufficientemente "illuminati", destinarono prudentemente alla compilazione degli atti burocratici, forse perché non la capivano nemmeno loro, ma forse anche per imitare le fonti storiche della limba sarda, e cioè gli antichi Kondaghes medievali, che di fatto erano anch'essi degli atti burocratici. Il giorno dopo Nicola Tanda ha risposto in maniera indiretta a Corraine, ricordando a tutti che, grazie al Premio Ozieri – che ha da tempo elaborato «un progetto ampio e complesso di riforma culturale di nuova ratio degli studi»–, esiste già una «seconda lingua ufficiale regionale della Sardegna», sia pure nell'ambito di quella che Tanda chiama «letteratura non più italiana, ma degli italiani, sardi compresi». Dunque, due mondi operativi agli antipodi, solidamente fermi nella loro operatività costruttiva, che non si parlano perché non s'incontrano. Dal mio punto di vista, invece, e cioè da ex uomo di scuola, io vedo il problema essenzialmente in funzione pedagogica. Perciò incomincio anche a intravvedere i due modelli linguistici come mezzi aggiuntivi di comunicazione "colta", che necessita davvero di una azione comune di intervento di tipo didattico affinché a scuola i ragazzi interiorizzino il concetto di "lingua madre", che non può essere circoscritta alle singole parlate paesane, ma che sia riconoscibile dal Meilogu a Malu Entu (per restare in cronaca). Didatticamente, mi sta bene fare riferimento, come dice Tanda, a Camilleri e Mura Ena, mentre Corraine ricorre agli antichi testi di Araolla a Madau, che dovranno essere presentati a scuola nella forma originale, da "aggiornare" con la Limba Sarda. . Questo per far capire che la lingua parlata si evolve nel tempo e che diventa "comune" soprattutto come lingua scritta, E magari sarà un po' più facile far capire che la vera "limba comune" è sempre in evoluzione. L'occasione fornita dalla Legge nazionale 489 del 1999 può essere utilizzata proprio in questo senso, garantendo, fra l'altro, nuovi posti di lavoro per insegnanti in grado di impegnarsi correttamente nel settore linguistico letterario, opportunamente preparati alle bizzarrie localistiche del linguaggio nelle diverse parlate paesane. Magari utilizzando anche quei testi dei poeti e scrittori del premio Ozieri, che avrebbero codificato un patrimonio di testi poetici e letterari "esemplari". Ma occorre anche una politica regionale più autonomista di quanto accade ora, partendo dall'articolo 5 dello Statuto Regionale del 1948, che consente di emanare norme di integrazione in materia di istruzione di ogni ordinamento degli studi, compreso il finanziamento di attività per la salvaguardia della "limba" dei Sardi. In questo modo si potranno preparare anche dei nuovi testi opportunamente preparati da esperti del settore, che facciano capire ai nostri ragazzi che quello che conta è il contenuto; ma anche che il contenuto potrà essere comprensibile a tutti se opportunamente descritto dal linguaggio quotidiano. E forse saranno proprio loro, i ragazzi, a suggerire una Limba Comune più vicina alla realtà comunicativa di tutti i giorni.. Franco Enna

Da La Nuova Sardegna del 26/08/2012