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La Cassazione stoppa il sardo: “Non è una vera lingua, è solamente un dialetto”

Pubblicazione: 
Giovedì, 19 Luglio, 2012 - 14:54

 

Il sardo non è una lingua, ma un dialetto. Sentenza che farà discutere quella della Cassazione, che ha risposto così con una sentenza che riguardava alcune trascrizioni fondamentali per risalire a presunti traffici di droga. Trascrizioni in lingua sarda che secondo la Cassazione non possono essere equiparati a una vera e propria lingua ma a un dialetto appunto. Peccato però che la Costituzione ormai dica il contrario, e che spesso ci siano lingue minoritarie considerate di serie A e altre di serie B. Sul web sta infatti esplodendo la rivolta di molti esponenti sardisti ma anche di cittadini comuni, per questa strana decisione.

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Succede spesso che una sentenza penale scontenti un sardo, o più di uno. Ma quella recentemente pronunciata dalla Cassazione rischia di irritarne molti. Almeno tutti quelli che hanno a cuore la dignità del loro idioma. L'8 maggio la Corte ha confermato la condanna per un nostro corregionale, finito sotto processo anche per via di alcune intercettazioni ambientali. Nelle chiacchierate registrate dagli investigatori l'imputato parlava in sardo, e per questo il suo difensore aveva chiesto ai giudici la traduzione in italiano delle conversazioni incriminanti. E si raccomandava che fossero eseguite da un esperto: d'altronde quella sarda è riconosciuta come minoranza linguistica. Il perito non è mai stato nominato e (anche) per questo motivo il legale ha proposto un ricorso che la Cassazione, con una sentenza depositata il 28 maggio, ha spazzato via. Tralasciando il merito procedurale della vicenda, colpiscono per bruschezza e assertività i paragrafi di interesse, diciamo così, glottologico: “In primo luogo quella sarda non è lingua madre ma forma linguistica dialettale non riferibile al concetto giuridico ed alla nozione tecnica di lingua utilizzata da minoranze linguistiche”, e inoltre la legge 482 del 15 dicembre del 1999, citata dal difensore nel ricorso, “è disciplina a tutela del patrimonio culturale e linguistico presente nel nostro Paese e non può ad essa riconoscersi alcuna rilevanza nel processo e nei procedimenti giurisdizionali, in particolare, non può darsi ad essa alcun significato volto al riconoscimento di status connesso alla nozione giuridica di minoranza linguistica”. Una tesi interessante, visto che la 482 si intitola proprio “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”, e tra le lingue e le culture meritevoli di tutela annovera le nostre come quelle catalane, francesi, germaniche e via elencando isole e isolette di biodiversità idiomatica sparse per l'Italia. Nulla di strano che le prime reazioni - tra chi il Sardo lo studia, lo parla e lo promuove - oscillino tra sconforto e incredulità. Eduardo Blasco Ferrer, uno degli studiosi più prestigiosi di Linguistica Sarda, definisce «miope» la sentenza, e parla di una decisione maturata «completamente fuori dall'Unione europea», mentre l'antropologo Giulio Angioni la giudica «una brutta stonatura, in linea con questo modo di pensare l'Italia come monolingue che in tanti ancora coltivano» e ha quasi un brivido nell'immaginare «se una cosa del genere l'avesse detta la Consulta e non la Cassazione». Con una nota a margine: «Siamo indietro rispetto al resto d'Europa: basta dire che il Belgio indica come lingue nazionali non solo il francese e il fiammingo ma anche il tedesco, per via di poche decine di migliaia di cittadini germanofoni. Abbiamo leggi ferme alle “minoranze linguistiche”, ma almeno cerchiamo di non ignorarle». Quasi divertito Giuseppe Corongiu, direttore del Servizio lingua e cultura sarda della Regione: «Boskov diceva “rigore è quando arbitro fischia”, e così “lingua è quando legge riconosce”. E non solo la legge riconosce il Sardo come lingua, ma ci sono sentenze della Corte Costituzionale che lo confermano, per esempio la 159 del 2009 e la 170 del 2010. Quanto al “dialetto”, è un elemento tanto inafferrabile secondo criteri scientifici e giuridici che mi stupisce come la Cassazione lo padroneggi così efficacemente». Forse come bussola di buonsenso si può ricorrere ancora una volta a una massima attribuita ora al linguista baltico Weinreich, ora al suo collega norvegese Hagen, in altri casi al generale francese Lyautey: “Una lingua è un dialetto con un Esercito e una Marina”. In Sardegna non abbiamo né l'uno né l'altro e speriamo di non dover proteggere militarmente la nostra terra. Difendere culturalmente la nostra identità, invece, è un compito che a quanto pare dobbiamo ancora sobbarcarci. Celestino Tabasso

Da L'Unione Sarda del 20/07/2012

lìngua sarda

Allabai cumenti genti che a custu arruinat su chi àterus ant pesau cun coidau!
De duas a una: o est tocau meda de su martededdu de Deus o est innioranti lìmpiu e ispissu!
In ònnia modu: a foras de sa giustìtzia a sedda de burricu genti aici!
A s'arrecòveru! O sinuncas a istudiai unu pagheddu de sardu cun Blasco Ferrer o Maurizio Virdis finas a ddi ndi ddu fai bogai de origas!

limba sarda

Che vergogna, che ignoranza! Viviamo in uno Stato che non riuscendo a far valere una sua identità virtuale soffoca quelle reali in ub atteggiamento che sa di fascista, franchista e chi sa quale altra moda anni '20.

Profonda ignoranza

Questo dimostra, il grado di ignoranza di certi giudici, che dovrebbero andare a zappare invece di fare i giudici. Ma non so se riuscirebbero neanche a fare quello perche anche il contadino bisogna saperlo fare, e questi mi pare che sono degli incapaci in toto.