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Il dibattito delle idee

Pubblicazione: 
Giovedì, 7 Novembre, 2013 - 10:21

 

 

di Paolo Curreli

 

SASSARI Dopo l’intervento del rettore dell’università di Sassari Attilio Mastino, fortemente polemico sul libro di Giuseppe Corongiu: “Il sardo una lingua normale”(edizioni Condaghe, 272 pagine, 20 euro) lo scambio di opinioni prosegue. Mastino aveva criticato l'autore che «si ritiene investito del ruolo di guardiano del tempio dell'ortodossia linguistica» e che accusa gli «assassini del sardo», cioè quelli che vogliono abbandonare la difesa della ricchezza linguistica che non può essere disprezzata per la sua immaginaria storia di «frammentazione linguistica dialettale». Mastino critica il fatto che per Corongiu la Limba sarda comuna nascerebbe solo a condizione di rinnegare «le 377 parlate isolane» e soprattutto di rifiutare la bipartizione della lingua tra Logudorese e Campidanese. Ecco gli interventi di esperti e di artisti che studiano e usano la lingua sarda.

Paolo Pillonca. Giornalista, scrittore in sardo e in italiano, autore dei testi di canzoni e anche attore in sardo nel film “Su Re”: «Intanto devo dire che è una lotta tra due che ci credono, non tra amici e nemici della lingua sarda, e sono più che convinto che se s'incontrassero le asperità sarebbero subito limate. Mastino è stato protagonista, da amministratore a Bosa, di iniziative di tutela del sardo pionieristiche, e parlo di un periodo lontano dove per fare queste cose occorreva coraggio. Anche su l'impegno di Pepe Corongiu niente da dire, occorrerebbe più elasticità da entrambi i campi. La varietà delle parlate sarde è una ricchezza che non va persa, quando la Regione proclamò solennemente la “Limba sarda comuna” si parlò di un progetto aperto, non di una gabbia rigida affidata a sacerdoti inflessibili. D'altra parte non si può non creare uno standard univoco per la comunicazione che tenga conto di regole valide, l'esempio l'abbiamo sotto gli occhi e l'usiamo da secoli: l'italiano. Esiste una lingua istituzionale e burocratica e una lingua parlata e quotidiana che è sicuramente diversa da Catania a Cortina».

Michela Murgia. Scrittrice, impegnata sul fronte indipendentista e ora in corsa per l’elezioni del presidente della Regione sarda: «Il futuro della Sardegna è plurilingue, e quello della lingua sarda è di essere una lingua normale, fino ad ora c'è stato chi ha passato più tempo a parlarne che a parlarla, sia dentro che fuori le accademie. Il 16 sarò a Londra dove incontrerò Joan Campbel, esponente dello Scottish National Party, farò il discorso in lingua sarda perché per noi il sardo è già una lingua per parlare col mondo».

Nicola Tanda. Studioso e docente universitario, animatore del Premio Ozieri di letteratura sarda: «Pesa su questa questione l'atteggiamento scarsamente scientifico con cui viene affrontata la questione. Saussure parla del sistema della lingua, dei codici condivisi su cui si creano le lingue. I giornali sono scritti in italiano ma vengono letti in modo diverso in ogni angolo della penisola. Se si vedono le lingue come strumenti e codici è facile trovare un accordo. L'esperienza pluriennale del premio Ozieri di letteratura in sardo è illuminante, ognuno scrive nella sua variante noi del premio suggeriamo un alfabeto, pochissime norme da applicare. La Sardegna ha con il lugudorese una antica storia di lingua condivisa, dagli Statuti sassaresi alla Carta de Logu».

Sergio Milia. Assessore regionale alla cultura : «Mi sono tenuto fuori da polemiche che mi sembrano troppo specialistiche. L'assessorato sta lavorando molto sul versante della difesa di una lingua bellissima, e io sono personalmente molto orgoglioso del riconoscimento avuto dal Premio Ozieri, proprio a questo proposito. Ho degli appuntamenti a breve a proposito del campidanese, del catalano e del gallurese, una attività d'ascolto importante. Gli atti dell'assessorato sono trasparenti e ogni cittadino ne può prendere visione. La sperimentazione sulla lingua resta aperta, ognuno è libero di manifestare le proprie personali opinioni. A proposito di lingua l'assessorato è impegnato per trovare i fondi per l'inglese nella scuola primaria, un altro obiettivo importante».

Gino Marielli Autore con i Tazenda di testi in sardo, tra cui “Domo mia”, portata al successo mondiale da Ramazzotti: «Ho letto l'intervento del rettore ma non il libro di Corongiu. Penso all'italiano una lingua viva parlata da milioni di persone in maniera foneticamente diversa, oppure all'inglese e all'americano tutte lingue differenti per pronuncia ma non per scrittura, piccole cose su cui non bisognerebbe formalizzarsi. Le varietà locali sono una grande ricchezza, abbiamo la fortuna di averne una compresa da tutti nel sardo-logudorese. L'orgoglio di parlarla sempre e ovunque è l'obiettivo da raggiungere, molti artisti si sono innamorati della Sardegna e della sua lingua, io sono di madre lingua gallurese ma ho studiato e scritto in logudorese le mie canzoni. Il successo di tanti brani dovrebbe farci capire quanto bella e imperdibile sia la nostra lingua».

Simone Maulu Del direttivo politico Natzionale dell’iRS: «Più che la questione sulle varianti locali che ha scatenato la polemica parlerei del lessico ricchissimo del sardo che è uno degli aspetti più studiati delle lingue. Ma l'aspetto che non è stato mai approfondito, come sosteneva Placido Cherchi, è la struttura verbale molto complessa, che quasi non conosce l'indicativo (che è la modalità dell'azione diretta) ma si articola sul condizionale e sul congiuntivo. Per esempio se dobbiamo dire «questo è un bicchiere» in sardo corretto sarebbe «Custa diat essere una tassa» ovvero «Questo dovrebbe poter essere un bicchiere». Per noi il tempo è una possibilità in continuo flusso. Un altro esempio che Cherchi ironicamente diceva sembri essere una formula notarile tanto è complessa e articolata «Custu fit devidu essere istadu comente fit devidu essere» in italiano «Questo sarebbe dovuto essere stato come sarebbe dovuto essere». Questa era la parlata della gente semplice, non degli intellettuali. La lingua è un modo per vedere il mondo e per capirlo, una cosa viva. Son riusciti a convincerci, stravolgendo la matematica e la logica, che 2 vale meno di 1 nel senso che parlare due lingue (sardo e italiano) vale meno che parlarne solo una (l'italiano). Un paradosso tutto sardo. È arrivato il tempo di abbandonare il provincialismo ed iniziare a dare valore alla nostra lingua, parlandola ma soprattutto scrivendola e insegnandola».

Michele Pinna. Dell'osservatorio sulla lingua, e della fondazione Bellieni: «La posizione del rettore Mastino è molto equilibrata, ho trovato il titolo un po' aggressivo. Comunque è un confronto tra difensori del sardo dove bisognerebbe eliminare le intemperanze. Corongiu ha scritto un pamphlet non un libro scientifico, è un funzionario della Regione e un militante “prestato” alla gestione, in questo caso bisogna scindere le due figure. Tutto nasce dal clima creato all'indomani del piano dove la Regione chiedeva che almeno il cinquanta per cento delle lezioni dovesse essere svolto in sardo, cioè da professori che avessero le specifiche capacità sia sulla materia che nella padronanza della nostra lingua. Condizione complicata da realizzare, l'università è dello stato italiano e quel tipo di preparazione difficile da raggiungere con le risorse dell'ateneo. Si fece la proposta di attingere dall'esterno gli insegnanti, e qui che si crearono gli attriti si parlò di tentativo di farsi pagare dall'ateneo, niente di più sbagliato, io stesso ho insegnato gratis per anni. I militanti fecero fronte accusando l'università di boicottare il sardo. Il massimalismo non porta niente, ne quello poco pragmatico dei militanti ne l'arroccamento dell'università. Dopo l'unità d'Italia non c'erano abbastanza maestri d'italiano furono reclutati i garibaldini per insegnarlo. Per la lingua dei sardi è un momento di svolta, una strettoia dove ognuno deve fare un passo indietro».

Ilaria Porceddu. Cantante e autrice usa il sardo nei suoi testi: «Mia madre è di Pirri mio padre di Gergei, i dialetti del sardo li sento a casa mia e li considero una grande ricchezza. Come dice il poeta Dario Dessì autore dei miei testi “siamo tutti un po’ bastardi”. Siamo unici e diversi ma quando siamo fuori, davanti all’esterno torniamo a essere uniti e sardi prima di tutto. È una cosa che considero molto bella, e che dobbiamo salvaguardare. Quanto alla creazione di una lingua unica da poter usare fuori, la trovo una cosa difficile e un po’ burocratica, ma sarebbe bello se si realizzasse».

 

Da La Nuova Sardegna del 07/11/2013

???

E questi sarebbero gli intellettuali sardi??? ahahahahahahah!!! Per loro la Sardegna va da Sassari a Nuoro e finisce li!!! Logudorese lingua condivisa, capita da tutti??? ma dove??? Tra Sassari e Nuoro forse ma la Sardegna è molto più grande!! Un consiglio gratuito, studiatevi la bibliografia del Ditzionariu di Mario Puddu, scoprirete decine di autori sardi che non hanno scritto nel vostro amato logudorese!!! Tenetevelo ben stretto, mi raccomando!!! Po caridadi!!!