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ALIMUS, ATLANTE LINGUISTICO MULTIMEDIALE DELLA SARDEGNA

Pubblicazione: 
Mercoledì, 29 Febbraio, 2012 - 10:49

Ieri, martedì 28 febbraio, presso la Biblioteca regionale di Cagliari, sono stati presentati i risultati della prima annualità del progetto finalizzato alla creazione dell’Atlante Linguistico Multimediale della Sardegna. Nato da una collaborazione scientifica fra l’Università di Grenoble – Centre de Dialectologie (Francia) e l’Università di Cagliari (rappresentate dai proff. Michel Contini, Giulio Paulis e Maurizio Virdis), il progetto ALiMuS è iscritto nel Piano triennale degli interventi di promozione e valorizzazione della cultura e della lingua sarda, 2008-2010. Si tratta di un progetto molto importante perché va a colmare una lacuna di non poco conto per una regione che rivendica una specialità linguistica ed è impegnata nel suo recupero. La Sardegna infatti è rimasta la sola area nel dominio delle lingue romanze a non disporre di un atlante linguistico globale (se si eccettua il ‘Saggio di un atlante linguistico della Sardegna’ di B. Terracini e T. Franceschi del 1964).

Un atlante parlante. l’ALiMuS si articola su una Banca Dati audio e video, multimediale, adottata in diversi progetti di aree romanze e non romanze d’Europa e d’America Latina. Trattandosi di un Atlante di nuova generazione, che si inquadra nella categoria dei cosiddetti atlanti parlanti, ha il vantaggio, rispetto a quelli tradizionali su supporto cartaceo, di potere essere consultato in corso d’opera in quanto la banca dati è aperta e pertanto può essere arrichita man mano che le inchieste vengono portate a termine. L’Atlante linguistico della Sardegna non interessa solo il sardo ma vi sono rappresentate tutte le varietà dialettali dell’Isola, comprese quelle delle aree sassarese e gallurese, la parlata ligure (tabarchino) di Carloforte e quella catalana di Alghero. La Banca dati è consultabile su Internet o su CD.

Il metodo. Il progetto ALiMuS si basa su una rete di inchieste costituita da 101 località, di piccola o media dimensione, appartenenti al mondo rurale. Per osservare la situazione linguistica delle aree urbane e suburbane, sono state scelte le tre città maggiori (Cagliari, Sassari, Nuoro) e alcune altre, non lontane da queste ultime, dove si manifestano con maggiore evidenza fenomeni d’interferenza linguistica legati ai contatti interdialettali. In ogni località sono stati individuati due informatori dialettofoni, un uomo e una donna, d’età compresa fra 55 e 65 anni, con istruzione non superiore alla licenza media, possibilmente originari della stessa località o che in quel centro hanno vissuto per un lungo periodo di tempo. E, soprattutto, gli intervistati sono persone che utilizzano il sardo quotidianamente, nelle varie situazioni di comunicazione. Le inchieste vengono registrate su registratori digitali e per ognuna delle grandi aree dialettali, almeno una è filmata.

Modalità di accesso. Il programma informatico rende disponibili le inchieste con modalità di fruizione facili e conviviali. Ad un primo accesso viene visualizzata, sullo schermo del computer, la carta della Sardegna con tutte le località selezionate. Una finestra presenta una lista di 18 campi semantici (animali selvatici, flora, fenomeni atmosferici, ecc.): cliccando su uno di questi (il primo, per esempio) appare la lista con tutti gli animali rilevati, appartenenti a questo campo. Selezionando un referente (per esempio: ‘pipistrello’) si può sentire pronunciare il nome locale dello stesso con la viva voce degli informatori e vedere sullo schermo la sua trascrizione fonetica. Ripetendo l’operazione, successivamente, su altri punti della rete si può osservare la variabilità fonetica di una stessa parola o anche la variazione lessicale che, in certi casi – si pensi in particolare ai nomi di piccoli animali selvatici – può essere estremamente importante. Nel caso di inchieste filmate, in una finestra dello schermo, è visibile la persona interrogata durante l’inchiesta.

I primi risultati. Nonostante l’esiguo numero dei centri finora esaminati, emerge con una certa chiarezza una duplice tendenza: da un lato si osserva la conservazione degli aspetti fonetici rispetto ai dati rilevati dagli studi del secolo scorso; dall’altro si registra un forte mutamento sotto l’aspetto lessicale che rivela una marcata italianizzazione. Così, ad esempio, se si continua a pronunciare su solli, con la elle rafforzata, i nomi dei mesi non sono più lampadastriulas magiugnulugliu: segno inequivocabile della perdita di parte del patrimonio lessicale tradizionale. L’erosione è particolarmente evidente nei centri vicini alla città di Cagliari.

Sandra Mereu

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